La fabbrica degli ascensori
La fabbrica degli ascensori 16-12-2016

Un caleidoscopio di piani, materiali, arredi, dipinti e oggetti d’arte racchiude gli stratificati spazi di lavoro e la storia personale del fondatore dell’azienda

 

Dalla rivista “ARCHITETTIVERONA

 

Mentre pensavo a come raccontarvi la Diversa Architettura di questo numero della nostra rivista, un’immagine continuava a tornarmi alla mente, quella di Willy Wonka e della sua fabbrica di cioccolato. Anche noi infatti, un po’ come Charlie Bucket, il protagonista delle avventure narrate da Roald Dahl, ci addentreremo in uno stabilimento aziendale dove, oltre gli omologati muri di graniglia del più classico prefabbricato, troveremo un microcosmo che sotto la superficie dell’attività imprenditoriale serba molto poco dell’impianto industriale, ma tutto del suo fondatore: dalla fatica per creare da sé il proprio successo alla multiforme personalità. Inoltre, sul finale del romanzo Dahl narra di un grande ascensore di cristallo, che nell’omonimo sequel del più famoso libro diventerà il pretesto per raccontare nuove avventure. Sono proprio i sistemi di elevazione i protagonisti di questa puntata della rubrica, inseriti in una storia umana e professionale portata avanti in maniera talmente singolare da far diventare “l’ascensore” un elemento non solo funzionale ma anche pieno di storia e significato: insomma, un monumento a una famiglia e a un’idea.

 

Ai piedi delle colline veronesi, nella zona industriale di Settimo di Pescantina, ha sede la Pizzeghella e Stevan S.r.l., realtà radicata nel territorio veronese che ha fatto arte della sfida di elevare. L’anima forte alle spalle dell’azienda ha il volto e il cuore di Alvaro Stevan. Proprio come nei romanzi di formazione per ragazzi, Stevan comincia la sua avventura all’età di quindici anni entrando come giovanissimo fattorino nella ditta veronese Grazian, all’epoca il riferimento per la vendita di ascensori, motori, trasformatori e condensatori.

 

L’impegno e la passione per l’elettronica, per le macchine e il loro funzionamento porta ben presto Stevan a diventare venditore e rappresentante, fino ad entrare nel cuore pulsante dell’azienda come socio in un momento di ricambio generazionale.

 

Nel 1965 Stevan insieme al collega Arturo Pizzeghella prende in mano completamente le redini dell’azienda, mutando il nome della stessa nella denominazione che conosciamo oggi. Da quel momento in poi passione e determinazione hanno permesso alla ditta di crescere e di affermarsi sul territorio, riuscendo a resistere e coesistere sul mercato anche dopo l’avvento delle grandi multinazionali. Per fare questo sono stati fondamentali il lavoro duro, la passione e il giocarsi in prima persona nelle associazioni di categoria.

 

In anni più recenti, Pizzeghella lascia l’incarico per sopraggiunti limiti di età e entrano a far parte del team i figli di Stevan. Con l’inserimento della successiva generazione, la ditta riesce ad ampliare la copertura sul mercato aggiungendo ulteriori rami a quello dei sistemi di elevazione: nel 1993 viene fondata Cest per la progettazione e realizzazione di piattaforme elevatrici, montacarichi, montavivande e servoscala, e nel 2000 nasce IdealPark per completare l’offerta con i parcheggi meccanizzati e gli ascensori per auto. Le tre aziende formano oggi il Gruppo Stevan Elevatori.

 

Quella narrata fin ad ora è storia, mentre dall’inizio vi ho promesso che avrei raccontato di un microcosmo parallelo nascosto dietro ai 2.100 metri quadri di capannoni, ai 1.000 metri quadri commerciali ai quali si aggiungeranno in futuro ulteriori spazi. Ecco quindi cosa Alvaro Stevan ha realizzato negli ultimi dieci anni nella sede di Settimo di Pescantina. Se la filosofia del gruppo sta nell’arte di elevare, la sede della ditta non può che essere assimilabile ad un museo, con un interessante percorso di visita. Va ovviamente premesso che la conformazione interna del prefabbricato risente in parte della vocazione principale della ditta che è quella di risolvere il problema di collegare quote diverse. La distribuzione degli spazi quindi, per fare di necessità virtù, si snoda su più mezzanini deputati alle varie destinazioni, determinando un labirintico schema dei flussi interni. Ad articolare ancora di più un già complesso collage di livelli, vi è la concezione degli ambienti, dove ogni spazio è stato pensato come un punto in cui fermarsi a rimirare con stupore qualche oggetto o qualche elemento. Concretamente, nonostante le officine, gli uffici tecnici e i locali amministrativi serbino sostanzialmente un profilo più serioso e professionale, assicurando la funzione principale per cui l’edificio e i locali che accoglie sono stati pensati, subito al di fuori di questi luoghi tra sale riunioni, locali espositivi, uffici direzionali, corridoi e collegamenti si è catapultati in una giungla urbana (o forse industriale?) fatta di vegetazione, piante rampicanti, cascanti e liane di cui se si cerca l’origine si ha davvero difficoltà nel capire dove esse possano essere state messe a dimora.

 

Alla presenza massiccia del verde, che accompagna lungo tutta la visita, si affiancano le interessanti e singolari collezioni che Stevan cura personalmente fra cedri, zucche, sassi e oggetti risalenti a qualche conflitto bellico. Nelle cabine degli ascensori posti in esposizione fanno capolino, ripetendosi all’infinito grazie agli specchi interni, statue tribali, lignee e più in generale opere d’arte.

 

Gli arredi che completano i locali, spesso progettati e realizzati in officina rielaborando alla propria maniera celebri pezzi di design, si allineano a questa mescolanza di stili ed elementi, definendo ancora di più gli eclettici ambienti. Proprio perché l’arte è uno degli interessi principali di Alvaro Stevan essa è presente in maniera massiccia ovunque lo sguardo abbia la possibilità di posarsi. Come un mecenate dei nostri giorni, Stevan colleziona dipinti e sculture e stimola gli amici artisti nella produzione delle stesse. Tutto quanto da lui scelto e selezionato trova uno spazio adatto nei locali dell’azienda, mescolandosi senza un confine definito fra i pannelli stampati e serigrafati esposti qua e là per mostrare le infinite possibilità di rifinitura delle cabine in vendita.

 

Stevan non è solo un collezionista, ma anche in qualche modo a sua volta un artista. Infatti, aiutato dai più affezionati operai in pensione, cura personalmente la manutenzione ordinaria degli spazi interni dell’azienda e realizza a sua volta elementi che completano la già affollata esposizione. All’ingresso della ditta, per esempio, troneggia un simbolico quanto imponente albero genealogico realizzato con grosse catene di scarto rimaste dalle lavorazioni, ciascuna dipinta in un diverso colore a simboleggiare i vari componente della famiglia. Le motivazioni che hanno portato Stevan a caratterizzare così fortemente gli spazi di lavoro sono immediatamente intuibili.

 

In una storia così radicata, profonda e personale l’azienda, intesa proprio come le mura che la costituiscono, non può che rappresentare una casa a cui essere affezionati come alla propria residenza. Di questo spazio quindi, il proprietario non può che farsi progettista, ideatore e custode restituendo a clienti e visitatori un immagine che sia filosofia di vita e lavoro, come un meno stravagante, ma più reale Willy Wonka, nella sua fabbrica degli ascensori.


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